EXPANDING MILES '65-'68

Maurizio Giammarco (sax, direzione arrangiamenti)
Flavio Boltro (tromba solista)
Parco Della Musica Jazz Orchestra

Il nuovo progetto ideato e arrangiato da Maurizio Giammarco
per la Parco Della Musica Jazz Orchestra (PMJO)
con la partecipazione di Flavio Boltro (tromba)

EXPANDING MILES ’65-‘68
Rielaborazioni per Big Band dall’ultimo grande quintetto di Miles Davis

Il quintetto che Miles Davis assemblò e diresse nella seconda metà degli anni ’60 è universalmente annoverato tra i più famosi ed importanti gruppi di tutta la storia del jazz. Il trombettista individuò quattro giovani stylists dalla tecnica superlativa e innovativa (due di loro all’epoca neanche ventenni), in grado di sviluppare una grande sintonia di idee e interagire ad altissimi livelli di creatività.
Ron Carter, Tony Williams, Herbie Hancock, Wayne Shorter, furono tutti ugualmente responsabili, insieme a Miles, dei brani in repertorio e della direzione musicale del gruppo, ma, soprattutto, furono i protagonisti di un alchemico interplay rimasto ancor oggi insuperato.
Quella musica rivive oggi in questo nuovo progetto, grazie al virtuosismo di Flavio Boltro (il nostro grande solista di tromba noto ormai a livello mondiale) e una nuova chiave interpretativa attraverso gli arrangiamenti del suo ideatore Maurizio Giammarco, che al riguardo precisa: "Rielaborare per Big Band una musica nata come poche altre in un ambito di piccolo gruppo, dove a contare era soprattutto l’eccezionale, e ovviamente difficilmente riproponibile, creatività dei singoli, ha rappresentato per me una scommessa di notevoli proporzioni. Tuttavia le tipiche atmosfere e l’inconfondibile cifra stilistica di quelle composizioni (soprattutto a firma di Hancock e Shorter), così come del linguaggio usato anche nell’improvvisazione da quei musicisti, mi è sembrato offrire materiale più che sufficiente per elaborare una nuova strada, in cui l’elemento celebrativo e quello reinterpretativo potessero fondersi in una nuova soluzione d'incontro".


MAURIZIO GIAMMARCO JAZZ4

Maurizio Giammarco: sassofoni
Luca Mannutza: pianoforte
Francesco Puglisi: Contrabbasso
Marcello Di Leonardo: batteria

Con questo nuovo quartetto Maurizio Giammarco ritorna a una formula classica e ciclicamente ricorrente nella sua ormai quarantennale carriera di sassofonista e compositore di jazz, dove spiccano importanti lavori discografici con Franco D'Andrea, Phil Markowitz, Art lande, l'Heart Quartet (con Grossi, Leveratto, Melani: suo principale gruppo dal '93 al '97), fino al recente CD registrato dal vivo alla Casa Del Jazz con Bill Stewart, Sal Bonafede e Paolino Dalla Porta (2007).
I quattro musicisti dei Jazz4, incontratisi inizialmente "per il puro piacere" di celebrare il grande e compianto Johnny Griffin, hanno subito espresso livelli d'affiatamento, capacità d'interplay e affinità musicali tali, da convincere il leader a portare avanti quest'esperienza e ad ampliarne ulteriormente orizzonti e prospettiva.
Così il quartetto propone oggi brani fra i più recenti della produzione di Giammarco ma, diversamente da altri suoi progetti, getta anche un importante sguardo retrospettivo sul suo passato di compositore e, infine, anche sull'appassionato cultore di jazz: quello che, oggi, ama ogni tanto ripescare qualche perla nascosta dalla letteratura del jazz o, sarebbe forse meglio dire, dal segreto archivio delle proprie emozioni musicali.



MAURIZIO GIAMMARCO (Pavia, 1952)
Fin dalla fine degli anni ‘60 ha esplorato differenti generi musicali, sempre animato da un insaziabile spirito di ricerca. L’idea di sintesi riguardo al proprio vissuto musicale emerge, sia sul piano stilistico che compositivo, in tutti i suoi progetti passati e presenti. Dal 2005, come direttore della PMJO, ha anche elaborato un cospicuo numero di progetti orchestrali, propri e altrui. Ha fondato e diretto numerosi gruppi a suo nome (come Lingomania, band storica degli anni ‘80), ed è apparso a fianco di tantissimi jazzisti di fama internazionale (Chet Baker, Lester Bowie, Dave Liebman, Phil Markowitz, Miroslav Vitous, Alex Sipiagin, solo per citarne alcuni) e di praticamente tutti i più importanti musicisti italiani. Attivo nel campo della didattica, della produzione discografica e concertistica, si è distinto anche come freelancer in dischi e tournee di musica pop. Ha scritto musica per teatro, danza, films, CD roms, orchestra sinfonica e archi, e un libro su Sonny Rollins (uscito nel ’97). Ha diretto per sei anni il festival Termoli Jazz Podium, e il suo nome è inserito nella prestigiosa “Biographical Encyclopedia Of Jazz” di Leonard Feather. Appare in oltre settanta titoli di jazz, senza contare le numerose partecipazioni in incisioni di vario genere.



LUCA MANNUTZA (Cagliari, 1968)
Suona il piano dall'età di quattro anni, poi dal '74 privatamente, e dal '79 frequenta il Conservatorio "G.P.da Palestrina" di Cagliari dove si diploma a diciotto anni. All'inizio degli anni Novanta, dopo aver maturato esperienze musicali di vario tipo, dà inizio ad una crescente attività nel campo del jazz, prima col sassofonista argentino Hector Costita (con cui dal '92 collabora per tre anni) e poi col trombettista newyorkese Andy Gravish che lo recluta per le sue serate in Italia. Dal '93 si esibisce a fianco di alcuni importanti jazzisti come Paolo Fresu, Emanuele Cisi, Maurizio Giammarco, Bebo Ferra, Francesco Sotgiu, Steve Grossman, fino a decidere, nel '99, di stabilirsi a Roma. Da allora Luca è uno dei pianisti più richiesti sulla scena e innumerevoli sono le sue collaborazioni: con Susanna Stivali (Barga Jazz, Viva il jazz, Festival Jazz di Malta), col quartetto gospel "Vocintransito", con Max Ionata (concorso Tramplin Jazz di Avignone), con Jeremy Pelt. Nel giugno 2002 vince il Premio Massimo Urbani e partecipa al III° Concorso Internazionale di piano jazz Martial Solal a Parigi. Dal gennaio 2003 insegna piano jazz al Seminario Invernale di Nuoro e successivamente al Conservatorio di Cagliari.
E' attualmente membro degli High Five (Bosso-Scannapieco 5tt), del Roberto Gatto 4tt, delle Trombe del Re (Boltro-Bosso 5tt), del Fabrizio Bosso 4tt, Ada Montellanico 4tt e Max Ionata 4tt.

FRANCESCO PUGLISI (Palermo, 1959)
Bassista molto noto, e attivissimo da diversi decenni a questa parte, suona il basso elettrico dall'età di undici anni, e il contrabbasso dai quindici. Dall'inizio dell'attività professionale Francesco ha lavorato con un lungo elenco di grandi artisti, spaziando con pari disinvoltura dal jazz alla musica leggera. Fra i jazzisti italiani si ricordano: Maurizio Giammarco, Enrico Pieranunzi, Massimo Urbani, Enrico Rava, Roberto Gatto, Rita Marcotulli, Stefano Di Battista, Rosario Giuliani, Stefano Sabatini, Dado Moroni, Gianni Basso, Dino Piana, Oscar Valdambrini, Fabio Morgera, Franco D'Andrea, Xavier Girotto, Danilo Rea, Tullio De Piscopo, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, Umberto Fiorentino, Fabio Zeppetella, Nunzio Rotondo, Gegè Telesforo, Gianluca Petrella. Fra gli stranieri: Chet Baker, Kenny Clark, Gary Bartz, Sonny Fortune, Bob Mintzer, Ronnie Cuber, Kay Winding, Lee Konitz, George Garzone, Benny Golson, Bob Sheppard, Joe Faddis, Mose Alison, Steve Grossman, Rick Margitza, Dave Binney, Alex Sipiagin, Bob Bonisolo, Bob Franceschini, Randy Breker, Donny Mc Caslin , Anita O' Day, Carl Anderson, Vanessa Rubin, Astrud Gilberto, Chaka Khan, Sara Jane Morris, Joe Diorio, Toninho Horta, Bruce Forman, Sangoma Everett, Bobby Durham, Miles Griffit, Jeremy Pelt, Tollak,Tuck & Patty, Mike Melillo,Michael Brecker,Dick Halligan,Andy Gravish,Don Menza, Tommy Campbell, Cassandra Wilson,J ack Walrath, Kirk Lightsey, Alain Jeanmarie, Elisabeth Kontomanou, Frank Gambale, Michel Graillier, Roben Ford. Fra gli artisti pop spiccano: Riccardo Cocciante, Luca Barbarossa, Teresa De Sio, Amy Stewart, Laura Pausini, Tony Esposito, Eumir Deodato, Alessandro Safina, Tosca, Patrizia Laquidara, Mina, Bungaro, Paola Turci, Patty Pravo, Lucio Dalla, Gianni Bella, Mia Martini, Sergio Cammariere, Al Bano, Rossana Casale, Renzo Arbore, Fabio Concato, Mimmo Locasciulli, Ornella Vanoni, Anna Oxa, Mango, Massimo Di Cataldo.

MARCELLO DI LEONARDO (Pescara, 1969)
Intraprende all'età di dodici anni gli studi musicali presso alcune scuole private e il conservatorio, frequentando più tardi diversi seminari di perfezionamento (Siena, Ravenna). Nel '92 si trasferisce a Roma dove nascono le prime importanti esperienze professionali con i migliori musicisti della capitale. Decisivo è l'incontro con Maria Pia De Vito nel '95; con lei incide due dischi ed è presente nei maggiori festival italiani insieme a Danilo Rea, Rita Marcotulli ed Enzo Pietropaoli. Quest'ultimo è il tramite per due grandi collaborazioni: quelle con Battista Lena ed Enrico Pieranunzi. Col primo, dal 1996 ad oggi, matura un sodalizio che lo coinvolge in grandi progetti come Banda Sonora, Mille Corde e I Cosmonauti Russi, con la partecipazione di importanti solisti quali Enrico Rava, Paolo Fresu, Gianni Coscia e Gabriele Mirabassi ed esibizioni in Francia, Germania e Cina. Sempre con Lena partecipa alla realizzazione di diverse colonne sonore (Ovo Sodo, L'Albero Delle Pere, Domani, Una Questione Di Cuore). Nel 2000 è la volta del trio di Enrico Pieranunzi, col quale ha l'opportunità di suonare in diverse occasioni insieme al grande contrabbassista Marc Johnson. Nello stesso anno incide per la Red Records il primo disco di Fabrizio Bosso. Segue un periodo d'intensa attività col quartetto di Rosario Giuliani (North Sea Jazz Festival, Jazz in Marciac, London Jazz Festival, Jazz Italiano a New York), e col quartetto di Stefano Di Battista (presenza stabile nella trasmissione Il Senso Della Vita di Paolo Bonolis) e Nicky Nicolai. Altre importanti collaborazioni avvengono con Jon Faddis, Joe Locke, Philip Catherine, Benny Golson, Robin Eubanks, Bob Mintzer (Jazz e Image '02), Maurizio Giammarco, Ivan Lins (Umbria Jazz '04).


RICCARDO DEL FRA - MAURIZIO GIAMMARCO "RENDEZ VOUS" QUARTET

Maurizio Giammarco (saxes)
Bruno Ruder (piano)
Riccardo Del Fra (contrabbasso)
Marcello Di Leonardo (batteria)

Amici di una vita, Riccardo e Maurizio si conoscono dalla fine degli anni Settanta, epoca in cui suonano insieme nel quintetto di Chet Baker, gruppo che nel 1980 gira con successo l'Europa. Stabilitosi proprio allora a Parigi, Riccardo continua a suonare con Chet per altri nove anni, dando al contempo inizio ad un'intensa carriera di sideman (Art Farmer, Dizzy Gillespie, Art Blakey, Sonny Stitt, James Moody, Lee Konitz, Tommy Flanagan, Kai Winding, Clifford Jordan, Horace Parlan, Joe Diorio, Kenny Wheeler, Paul Motian, Dave Liebman, Barney Wilen, Bob Brookmeyer, Johnny Griffin, Toots Thielemans, Michel Herr, Charles Loos, Martial Solal, René Urtreger, Michel Legrand, Georges Arvanitas, Jean-Louis Chautemps), e di leader, registrando pochi ma eccellenti dischi a proprio nome. Dal 2004 Riccardo ricopre l'importante incarico di direttore del dipartimento Jazz del Conservatorio di Parigi, dove già dal 1998 aveva rimpiazzato il compianto Jean-François Jenny Clark.
Riccardo e Maurizio condividono lo stesso background, fondato su una solida ed entusiastica conoscenza del jazz ma, essendo entrambi navigati e raffinati compositori (Maurizio è fra l'altro direttore della PMJO, Big Band dell'Auditorium di Roma) sono musicisti aperti a contaminazioni di ogni genere. Partendo da un repertorio di loro composizioni originali, questo quartetto produce un jazz attuale per ispirazione, suono, forma e interplay, ma allo stesso tempo ben radicato nell'idioma. Il gruppo si avvale del giovane fenomeno della scena pianistica francese Bruno Ruder, e della solida e universalmente nota esperienza di Marcello Di Leonardo alla batteria.


TRICYCLES

Maurizio Giammarco (sassofoni ed elettronica)
Dario Deidda (basso elettrico)
John Brandon Arnold (batteria ed elettronica)

Frutto di una frequentazione personale e artistica ultra decennale, la ricerca di Tricycles si confronta con il modello del trio sassofono - basso - batteria (storicizzato dai capolavori di Sonny Rollins, John Coltrane e Ornette Coleman, e poi affermatosi come un contesto “classico” del jazz moderno), ampliandone i parametri alla luce di un approccio globale più attuale, disinvolto e trasversale, dove gli inputs per l’improvvisazione giungono dalle direzioni più disparate e le risorse timbriche sono arricchite dall’uso dell’elettronica.
I concerti di Tricycles sono il risultato di una pianificazione che avviene in tempo reale e vuole catturare lo spirito del momento, attraverso un mix di originali, noti jazz tunes, grooves e raccordi totalmente improvvisati. Una strategia in cui giocano un ruolo fondamentale i campionamenti generati dal computer di John Brandon Arnold (da tempo dedicatosi attivamente anche al versante elettronico), il continuo contrappunto melodico e armonico di Dario Deidda (ormai riconosciuto come uno dei massimi specialisti del basso elettrico attualmente in circolazione) e le manipolazioni di Maurizio Giammarco, talora impegnato anche al sintetizzatore.  
La musica di questo trio è il risultato di un lavoro collettivo, dove i ruoli spesso si scambiano e l’inventiva viaggia su un piano assolutamente paritetico.


SOHO MOODS
Uno sguardo alla loft scene newyorkese degli anni Settanta

di Maurizio Giammarco (musiche e sassofoni) e Roberta Escamilla Garrison (coreografia)
con le danzatrici Djassi De Costa Johnson, Cinzia Franchi, Tery Weikel
e la Parco della Musica Jazz Orchestra

L’idea di realizzare un nuovo spettacolo di jazz e danza con Roberta Garrison, non poteva che riportarmi agli anni Settanta, decennio alla fine del quale si colloca l’inizio della nostra reciproca conoscenza, della nostra prima collaborazione (ricorrono proprio quest’anno i trent’anni dalla nostra prima performance: Wild Flowers), e di alcuni, per me, assai importanti trascorsi newyorkesi. SOHO MOODS nasce dunque come un mix di varie ispirazioni e intenzioni parallele. Il desiderio di rievocare, molto idealmente, le emozioni di una stagione irripetibile, densa di furori utopici e avanguardistici, e di celebrare un luogo, Soho, nei cui loft di derivazione industriale avevano trovato rifugio e si esprimevano, in quel periodo, artisti di ogni tipo votati alla ricerca “underground” e alla sperimentazione multimediale (anche Roberta ne aveva uno suo). Su tutto: i ricordi autobiografici di un periodo fondamentale per le infinite sollecitazioni che mi giungevano da ogni parte.
La musica di SOHO MOODS si sviluppa in forma di lunga Suite dove, fra un’improvvisazione e l’altra, coabitano temi recenti composti per l’occasione (fra cui il tema conduttore che si ascolta all’inizio), composizioni originali dell’epoca tuttora inedite recuperate dal mio archivio personale, e anche temi di Don Cherry, Stevie Wonder, Joe Zawinul, ed Herbie Hancock scelti perché molto evocativi. Questo breve ed etereo affresco musicale trova nella danza contemporanea (linguaggio protagonista nella New York di quegli anni) una partnership ideale. Ci riferiamo ovviamente alla danza jazz di Roberta Garrison.
Roberta Garrison, Djassi De Costa Johnson, Cinzia Franchi, Tery Weikel, volutamente di età e background molto diversi, condividono gli stessi stimoli che animano i musicisti jazz. Il legame di Roberta col jazz è molto più profondo di una pur forte empatia con un genere musicale: è una sintonia più intima che risiede nel fraseggio, nel ritmo, nel dare alle emozioni, a un certo mood, la preminenza, il venire prima, il guidare la creazione… A cominciare dall’improvvisazione: Roberta ha trovato la chiave per far lavorare le danzatrici al pari dei jazzisti, creando un’orchestrazione di movimenti fra le danzatrici (insieme, in opposizione, intorno l’una all’altra…). Questo modo di svolgere la coreografia ha offerto ampio spazio al contributo delle tre danzatrici: Cinzia apporta la sua personalissima interpretazione dei “passi” di Roberta, Djassi ha sviluppato il suo solo sulla musica di Doctor L., ed è tutto di Teri il brano Trans-love Airways.
(Maurizio Giammarco)

La scaletta:
1. Soho Mood (M.Giammarco)
2. Doctor L. (dedicato a Lester Bowie -M.Giammarco)
3. Big Glass #1 (M.Giammarco)
4. Trans-Love Airways: (Don Cherry)
5. Love’s In Need Of Love Today (Stevie Wonder)
6. Soho Trash (M.Giammarco)
7. Young And Fine (Joe Zawinul)
8. Big Glass #2 (M.Giammarco)
9. Sohobo (M.Giammarco)
10. Crossin’ Through (M.Giammarco)
11. Desireless (Don Cherry)
12. The Sorcerer (Herbie Hancock)

Maurizio Giammarco fin dalla fine degli anni ‘60 ha spaziato in differenti generi musicali sempre animato da un insaziabile spirito di ricerca. L’idea di sintesi riguardo al proprio vissuto musicale emerge, sia sul piano stilistico che compositivo, in tutti i suoi progetti passati e presenti. Dal 2005, come direttore della PMJO, ha anche elaborato un cospicuo numero di progetti orchestrali propri e altrui. Ha fondato e diretto numerosi gruppi a suo nome (come Lingomania, band storica degli anni ‘80), ed è apparso a fianco di tantissimi jazzisti di fama internazionale (Chet Baker, Lester Bowie, Dave Liebman, Phil Markowitz, Miroslav Vitous, Alex Sipiagin, solo per citarne alcuni) e di praticamente tutti i più importanti musicisti italiani. Attivo nel campo della didattica, della produzione discografica e concertistica, si è distinto anche come freelancer in dischi e tournee di musica pop. Ha scritto musica per teatro, danza, films, CD roms, orchestra sinfonica e archi, e un libro su Sonny Rollins (uscito nel ’97). Ha diretto per sei anni il festival Termoli Jazz Podium, e il suo nome è inserito nella prestigiosa “Biographical Encyclopedia Of Jazz” di Leonard Feather. Appare in oltre settanta titoli di jazz, senza contare le numerose partecipazioni in incisioni di vario genere.

Roberta Garrison, trasferitasi da San Francisco a New York nel ‘66, si immerge nello speciale fermento artistico-culturale della Manhattan degli anni Sessanta e Settanta. Dopo gli studi con Merce Cunningham, Dan Wagoner e Thelma Hill, esordisce con la compagnia di Marilyn Wood e collabora in seguito con Elaine Summers e Viola Farber. Inizia l’attività di coreografa nel ‘73 insieme al pianista Dave Burrell e al contrabbassista Jimmy Garrison, suo marito, continuando poi a collaborare con jazzisti anche dopo il trasferimento in Italia, dove risiede dal 1979. Nel 1981 fonda la Every Day Company con cui si esibisce in prestigiosi festival italiani ed esteri e per la quale numerosi musicisti hanno creato brani originali: Antonello Salis, Sando Satta, Riccardo Lai, Joy Garrison, Rita Marcotulli, Maria Pia De Vito, Furio di Castri, Roberto Gatto, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, Arto Tuncboyacyan, Mario Crispi, Simone Haggiag, Nicola Alesini, Mauro Tiberi, Oscar Monelli, Andrea Polinelli, Luca Spagnoletti e suo figlio, il bassista Matthew Garrison.
Nel 1990 la compagnia si fonde con quella diretta da Aurelio Gatti dando vita alla MDA Produzioni Danza. L’ultima coreografia ideata da Roberta Garrison, su immagini di Theo Eshetu e musica di Thelonius Monk, è Strangers in Paradise (fine 2008).

Djassi De Costa Johnson ha studiato a New York le tecniche più diverse: Break-Dance, West African Dance, Afro-brazilian, Capoeira, classica, tiptap, Horton, Graham e Simonson, frequentando molte scuole, tra cui la Harlem School of Arts, e l’Alvin Ailey American Dance Theater. Nelle ultime sette stagioni ha fatto parte dei celebri Momix, ed è stata assistente di Moses Pendeleton. Da alcuni anni è attiva anche come coreografa; suo un lavoro presentato nell’estate 2008 ad Orlando (Florida) per la chiusura del Gala della National Urban League, presente Barak Obama.

Tery Weikel, danzatrice e coreografa, dopo un’intensa attività nell’area californiana e newyorkese, si stabilisce in Italia nell’ 83 e per dieci anni, fino al 2006, è direttrice artistica di TIR Danza di Modena. Ha collaborato con molti musicisti, tra i quali John Surman, Karin Krog, Antonello Salis, Danilo Terenzi, Steve Lacy, Mal Waldron, J.J.Avenel, Steve Potts, Rita Marcotulli, Art Ensemble of Chicago, Bob Moses, Louis Sclavis, Michael Reissler, Javier Girotto, Carlo Rizzo, Gianmaria Testa, Alex Hermann, Robert Moran, Michele Rabbia… Indirizzata più verso il free, ha condotto una ricerca profonda sulla danza post moderna.

Cinzia Franchi, diplomata in danza classica, approfondisce la danza moderna con le tecniche Graham e Cunningham. Conseguito il master triennale in “Arti e Terapie ad orientamento psicofisiologico” all’Università della Sapienza, opera da anni nel settore teatro-ragazzi, collaborando con numerosi teatri e anche come coreografa (Teatro Verde a Roma). Si occupa, come docente, d’integrazione sociale delle persone diversamente abili. Ha lavorato con le compagnie: Efesto, Excursus, Euroballetto, Altroteatro, Oplas Teatro e MDA Produzioni Danza, e nelle coreografie di Roberta Garrison, al cui stile si sente vicina.

La PMJO, Parco della Musica Jazz Orchestra è un orchestra di livello mondiale che si è finora destreggiata tra una moltitudine di progetti musicali di vario genere. L’orchestra ha effettuato più di 100 concerti, di cui una buona metà progetti originali, collaborando con artisti come Martial Solal, Mike Stern, Kenny Wheeler, Norma Winstone, Horacio “El Negro” Hernandez, Uri Caine, Karl Berger, Ingrid Sesto, Nguyen Lê, Maria Schneider, Roy Hardgrove, Mike Gibbs, Frank Tiberi, Michel Portal, oltre ad importanti jazzisti italiani come Riccardo Del Fra, Paolo Damiani, Bruno Tommaso, Dino e Franco Piana, Marcello Rosa, Giorgio Gaslini, Marco Tiso, Paolo Fresu e altri ancora.


MAURIZIO GIAMMARCO - PHIL MARKOWITZ QUARTET

Phil Markowitz (piano)
Maurzio Giammarco (saxes)
Piero Leveratto (bass)
Fabrizio Sferra (drums)

Jazzisti di lunga esperienza e consolidato prestigio, Giammarco e Markowitz condividono una grande affinità riguardo a riferimenti, gusti e intenti artistici. Da ormai otto anni guidano questo quartetto stabile e di respiro internazionale. Un progetto del quale fanno parte anche il contrabbassista Piero Leveratto (già con Giammarco nel precedente Heart Quartet) e il batterista Fabrizio Sferra: affiatata e formidabile sezione ritmica il cui contributo, specie a livello d’interplay, risulta decisivo.
Espressosi compiutamente nel CD "7"+ 8 (uscito nel 2001 per la francese Night Bird, e da tutti osannato), e con un secondo lavoro discografico in prossima uscita, il gruppo propone un repertorio di composizioni originali e di classici rivisitati: una musica che spazia con disinvoltura in tutti i territori del jazz più attuale pur restando nel classico assetto acustico. Standards rielaborati, momenti aleatorii, originali d’impianto tradizionale e altri concepiti con tecniche compositive da musica contemporanea: il risultato è un jazz ancora ben saldo nei suoi principali elementi costitutivi (swing, senso storico etc.), ma avvezzo a un uso colto e trasversale del linguaggio.
Formatisi musicalmente negli anni '60 e '70, periodo d’ineguagliato fermento creativo e laboratorio d’ogni sorta di contaminazioni, Markowitz e Giammarco (entrambi del ’52) hanno condiviso esperienze analoghe. Dopo aver compiuto i primi passi in gruppi crossover, passando dalle forme più radicali d’improvvisazione fino ai nuovi suoni del jazz-rock d’influenza davisiana (per es. i Lingomania di Giammarco, il gruppo italiano forse più noto degli anni Ottanta), ambedue, in seguito, hanno frequentato territori più vicini alla tradizione.
Due importanti figure, in particolare, hanno avuto un ruolo di primo piano nella carriera di entrambi i musicisti: Chet Baker (frequentato tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80), e Dave Liebman, con il quale Markowitz, in particolare, ha collaborato stabilmente dai primi anni '90 (oltre dieci dischi) fino agli attuali Saxophone Summit, gruppo nel quale ha militato anche il compianto Mike Brecker.


GIAMMARCO & PALMIERI HARDWARE
Saxsculture Performance

Claudio Palmieri (sculture sonore, luci, enviroment)
Maurizio Giammarco (sassofoni tenore, alto, soprano e flauto, sinth, elaborazione elettronica)

Il sodalizio decennale fra Claudio Palmieri, artista attento al mondo dei suoni, e Maurizio Giammarco, musicista attento al mondo dell'arte, si è tradotto nello spettacolo multimediale Hardware: un progetto "in divenire” dove emerge, come aspetto portante, la passione di sperimentare e contaminare stili, linguaggi, materiali, luoghi e situazioni (tendenza per altro comune al percorso di entrambi gli artisti anche nei loro rispettivi ambiti).
Hardware è una performance estemporanea continua, che vive della propria memoria, sviluppatasi pazientemente negli anni, e dove ogni volta si riprende il filo del dialogo interrotto in precedenza.
Hardware è il luogo e il momento in cui Palmieri, artefice di un gesto percussivo non sprovvisto di sensibilità musicale (alla luce dei suoi trascorsi di batterista), riesce a sottrarre le proprie sculture metalliche al loro presunto, statico, destino tridimensionale, infondendole di un’anima sonora, mentre Giammarco, dal canto suo, immerge il suono dei suoi sassofoni (anch'essi di metallo), in una rigenerante riflessione sulla spazialità e sulla fisicità del suono. I suoni e i colori del metallo diventano così protagonisti di "un contrappunto in oro e nero che esplora le profondità del silenzio, traendo l'essenzialità dalla musica e stemperando l'acuta voce metallica delle sculture" (Maria Vittorini).
Hardware é dunque un territorio franco, dove la fisicità spaziale delle sculture va alla ricerca di una temporalità col suono, così come la temporalità del suono esplora il senso della propria fisicità spaziale. Il risultato è un dialogo quasi metafisico sulla materia prima, scandito secondo i canoni della pura improvvisazione, in un continuo e intenso interplay dal sapore a tratti jazzistico (anche in considerazione dell’area musicale in cui opera normalmente Giammarco). Il dialogo del duo viene enfatizzato e amplificato, nel suo divenire, attraverso l’elaborazione elettronica (anch’essa rigorosamente estemporanea), e coadiuvato, ove possibile, da un suggestivo gioco registico di luci.
"Dal profondo silenzio, la staticità secolare della scultura si sblocca e dialoga con le note dinamiche della musica in una sorta di trasfusione. La fisicità tridimensionale compete con la fisicità del suono che invade tutto lo spazio immaginabile. Il corpo dell’ascoltatore viene investito senza difesa da un flusso emozionale che lo costringe a scavare nella memoria, in un percorso liberatorio" (C.Palmieri).

Dalla prima performance nella Sala dei Lucernai della libreria Bibli di Roma (1995), Hardware è stato in seguito riproposto al Teatro degli Artisti e al Teatro dei Documenti, fino ad approdare nel ’97 su RAI-Radio3, in un’esecuzione in diretta. Nel settembre del 2000, la performance viene ripresa presso il Museo Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, e nel 2002 presso la villa settecentesca Vecelli Cavriani a Mozzacane (Verona) trasmessa in diretta anche su internet. Sono del 2007 una performance speciale “allargata” (Saxes(.5)sculptures - insieme al quartetto di sassofoni Ialsax Quartet di Gianni Oddi) per il Festival del Sassofono a S.Cecilia, e la partecipazione al Festival Lugo Contemporanea (agosto 2007).